Case study di prodotto / MatchRoom
MatchRoom: siamo partiti dal match, abbiamo trovato la fiducia.
MatchRoom è un'app per la ricerca di una stanza o di una casa in affitto. Inquilini e host si scelgono a vicenda e la conversazione si apre solo quando l'interesse è reciproco. L'abbiamo iniziata in tre a gennaio 2026 come un'app di matching. Strada facendo ci siamo accorti che il problema non è solo trovare l'annuncio giusto: è potersi fidare di chi c'è dall'altra parte.
- Il mio contributo
- Sviluppo dell'app, scelte tecniche, prodotto e rilascio
- Team
- Alberto, Andrea e io
- Forma
- App Expo per iOS e Android, backend Supabase, servizio di ranking, sito Next.js
- Stato
- Su App Store in Italia · Android a breve
Da dove siamo partiti
Chi cerca una stanza scrive a decine di annunci e riceve poche risposte. Spesso scopre solo alla visita che prezzo, abitudini o tempi non coincidono. Chi affitta, dall'altra parte, riceve molti messaggi e deve valutarli uno per uno. Una parte del mercato passa dai gruppi Facebook e da WhatsApp, dove i contatti sono tanti ma è difficile capire di chi fidarsi.
L'idea iniziale era semplice: non limitarsi a un catalogo di annunci, ma aiutare le persone a trovare un appartamento, un proprietario e, quando serve, dei coinquilini compatibili. Il match reciproco ci sembrava un buon modo per ridurre i contatti inutili: meno conversazioni, ma con qualche ragione in più per iniziarle.
Il lavoro di ognuno
Eravamo in tre, con compiti abbastanza distinti.
Alberto ha tenuto insieme il progetto e si è occupato di portarlo alle persone. Ha fatto conoscere MatchRoom in centinaia di gruppi e ha scritto circa cento articoli sulla ricerca casa, aiutandosi con Claude Code. Traffico, contenuti e distribuzione sono passati quasi tutti da lui.
Andrea ha lavorato sulla parte di dati: la logica di matching, il servizio di ranking, la struttura del database e la qualità delle informazioni su cui il matching si basa.
Io ho costruito l'applicazione: app mobile, backend, sito, e con loro le scelte tecniche, l'esperienza d'uso, il rilascio e una parte del branding. Sono stato anche il riferimento per le questioni tecniche verso l'esterno.
Il primo MVP
Il primo commit è del 19 gennaio 2026. In una decina di settimane l'app aveva uno scheletro completo: onboarding per inquilini, host o entrambi, gestione di proprietà e stanze, un mazzo di carte da scorrere, i match e una chat in tempo reale.
Ho scelto strumenti che permettessero a una sola persona di andare veloce: Expo e React Native per avere un unico codice su iOS e Android, Supabase per database, autenticazione, file e tempo reale senza gestire server.
Quella velocità ha avuto un costo che allora non vedevo bene. Non c'erano test automatici, un controllo di verifica via email era rimasto disattivato e i permessi del database si fidavano troppo di ciò che arrivava dall'app. Il prodotto sembrava quasi pronto. Il lavoro che mancava si è rivelato il più lungo.
Cosa ci hanno detto gli utenti
Prima di investire in pubblicità e lancio abbiamo voluto ascoltare le persone. Alberto ha portato traffico verso una landing page con un questionario. Io l'ho costruito con percorsi diversi per chi cerca casa e chi la offre, e a luglio era arrivato alla sesta versione.
Leggendo le risposte sono emersi almeno due modi diversi di cercare casa.
Il primo gruppo era fatto soprattutto di studenti e giovani che cercano una sistemazione condivisa. Per loro contavano il matching automatico, la compatibilità tra persone e la possibilità di trovare coinquilini adatti.
Il secondo gruppo preferiva gestire la ricerca in autonomia. Qui contavano di più recensioni, trasparenza, rapporto qualità/prezzo, affidabilità dell'annuncio e rapidità.
È stato il punto in cui abbiamo cambiato il modo di guardare MatchRoom. “Tinder per le stanze” descriveva bene il primo gruppo, ma non il secondo. Quello che accomunava entrambi era il bisogno di fidarsi.
Che cosa dovrebbe diventare MatchRoom
Le risposte al questionario ci hanno messo davanti a una domanda di prodotto più che tecnica. Abbiamo discusso tre direzioni. Nessuna è una scelta definitiva: sono il modo in cui oggi ragioniamo sul futuro dell'app.
Un'app non è ancora un prodotto
A un certo punto abbiamo provato a chiederci, in modo onesto, cosa mancasse per mettere MatchRoom in mano a sconosciuti. La risposta è stata più lunga di quanto sperassi, e solo in parte riguardava il codice.
Mancavano privacy policy e termini adeguati al GDPR, un modo per moderare foto e testi, una cancellazione dell'account davvero verificata, una gestione dei tester e tutto il percorso di pubblicazione sugli store. Mancavano anche cose che nessun repository risolve: come dividere le responsabilità tra noi e a chi appartiene la proprietà intellettuale di ciò che stavamo costruendo. Anche la prima documentazione organizzativa che avevamo raccolto, riletta con attenzione, non bastava.
Sul lato tecnico ho lavorato su quello che potevo chiudere. A fine agosto un controllo con i criteri di Apple e Google ha trovato sedici problemi bloccanti. Alcuni erano seri, come funzioni del database che accettavano l'identità di un altro utente o immagini pubblicate senza alcun controllo. La maggior parte è stata sistemata nei giorni successivi.
Sono arrivati poi le notifiche su match e messaggi, una console di moderazione con i permessi applicati nel database, la cancellazione dell'account provata fino in fondo e, per gli articoli di Alberto, una nota di trasparenza sull'uso dell'AI con il nome di chi li revisiona.
Dove siamo oggi
MatchRoom è disponibile su App Store in Italia. La versione Android arriverà dopo il periodo di test chiuso che Google Play richiede ai nuovi account sviluppatore.
La società non è ancora stata costituita. Per il primo periodo l'app resta gratuita: prima di decidere come sostenerla vogliamo capire se riesce a far incontrare abbastanza persone, a partire da una città.
C'è ancora molto da imparare, e buona parte lo impareremo dagli utenti.
Cosa farei diversamente
Mi sarei chiesto prima cosa serve per pubblicare, non solo cosa serve per funzionare. Diversi problemi dell'audit nascevano da scelte delle prime settimane, che allora sarebbe costato poco correggere.
Avrei parlato con gli utenti prima di costruire alcune parti, come il sistema di abbonamenti che poi abbiamo tolto.
Avrei messo per iscritto prima ruoli, responsabilità e proprietà intellettuale. Non è una questione tecnica, ma pesa su tutto il resto.
Avrei scritto i primi test sul database, dove erano i difetti più gravi, prima che sull'interfaccia.
Stai lavorando a un'app e ti chiedi cosa manca per pubblicarla?
Quello che ho imparato con MatchRoom lo porto volentieri in altri progetti: capire cosa manca per passare da un prototipo a un'app pubblicabile, dal codice fino a privacy, moderazione e rilascio.
hello@robertodrago.dev